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mi no digo gnente, ma nognanca no taso

Sat Sep 6, 2008, 10:42 AM
  • Listening to: glenn gould-playing bach
  • Reading: il funesto demiurgo
  • Drinking: còffi
ciò che deve rendere sopportabile la vecchiaia è il piacere di veder scomparire uno dopo l'altro tutti coloro che avranno creduto in noi, e che non potremo più deludere.
Timido, sprovvisto di dinamismo, il bene è inadatto a diffondersi; il male, ben altrimenti intraprendente, vuole trasmettersi, e vi riesce perché possiede il duplice privilegio d'essere fascinatore e contagioso. Perciò, facilmente si vede estendersi, uscire da sé, un dio cattivo piuttosto che un dio buono.
Questa incapacità di rimanere in se stesso, della quale il creatore doveva fare una tanto incresciosa dimostrazione, noi tutti l'abbiamo ereditata: generare è continuare in modo diverso e su scala diversa l'impresa che porta il suo nome, è, per deplorevole imitazione scimmiesca, aggiungere qualcosa alla sua «creazione». Senza l'impulso dato da lui, la voglia di prolungare la catena degli esseri non esisterebbe, e nemmeno la necessità di consentire alle mene della carne. Ogni procreazione è sospetta: gli angeli, per buona sorte, non ne sono suscettibili, dato che il propagarsi della vita è riservato ai decaduti. La lebbra è avida e impaziente, le piace espandersi. È importante scoraggiare la generazione, infatti il timore di vedere estinguersi l'umanità non ha nessun fondamento: qualunque cosa accada, ci saranno dovunque degli scimuniti che chiederanno solo di perpetuarsi e se perfino loro finissero col sottrarvici, si troverà sempre qualche coppia nauseabonda che sì presta a farlo.
Non si tratta tanto di combattere l'appetito di vivere, quanto il gusto della «discendenza». I genitori sono dei provocatori, o dei pazzi. Che l'ultimo dei malnati abbia facoltà di dare vita, di «mettere al mondo» - può esserci qualcosa di più demoralizzante? Come considerare senza spavento, o repulsione, questo prodigio che del primo venuto fa, all'occasione, un demiurgo? Quello che dovrebbe essere un dono eccezionale come il genio è stato conferito a tutti, indistintamente: liberalità di pessima lega, che squalifica la natura per sempre.
È impossibile che la criminosa ingiunzione della Genesi: «Crescete e moltiplicatevi» sia uscita dalla bocca del dio buono. Siate scarsi, avrebbe se mai consigliato, se avesse avuto voce in capitolo. Ed egualmente impossibile è che abbia aggiunto le funeste parole: «E popolate la terra». Bisognerebbe cancellarle con la massima urgenza, per lavare la Bibbia dall'onta di averle accolte.
Come una cancrena, la carne si estende sempre più sulla superficie del globo,. Non sa imporsi dei limiti, continua a imperversare nonostante i disinganni, prende per conquiste le proprie disfatte, niente ha imparato, mai. Appartiene innanzitutto al regno del creatore, e proprio in essa questi ha proiettato i suoi istinti malevoli. Dovrebbe, in via normale, costernare non tanto chi la contempla quanto quelli stessi che la perpetuano assicurandone l'espansione. Ma così non è loro non sanno di quale aberrazione siano complici. Un giorno le donne incinte saranno lapidate, proscritto l'istinto materno, e acclamata la sterilità. A buon diritto, in quelle sette in cui la fecondità era fonte di diffidenza, i bogomili e i catari per esempio, veniva condannato il matrimonio, istituzione abominevole che tutte le società da sempre proteggono, per la disperazione di coloro che non cedono alla vertigine comune. Procreare significa amare il flagello, volerlo conservare e favorire. Avevano ragione quegli antichi filosofi che assimilavano il Fuoco al principio dell'universo, e del desiderio. Il desiderio, infatti brucia, divora, annienta: agente e distruttore degli esseri, è oscuro, è infernale per eccellenza.
Questo mondo non fu creato nella gioia. Eppure, si procrea nel piacere. Può darsi. Ma il piacere non è la gioia, ne è solo il simulacro: la sua funzione consiste nel dare il cambio, nel farci dimenticare che la creazione reca in sé, fino nei minimi particolari, il segno della tristezza iniziale da cui è scaturita. Per necessità ingannevole, è il piacere che ci permette di eseguire una certa prestazione che in teoria disapproviamo. Senza la sua collaborazione la continenza, guadagnando terreno, sedurrebbe perfino i topi. Ma proprio nella voluttà comprendiamo quanto illusorio sia il piacere. Per suo tramite il piacere raggiunge l'acme, il massimo di intensità; ed ecco che proprio nel momento del suo maggior successo, subitamente si apre alla irrealtà, e si accascia nel suo stesso niente. La voluttà è il disastro del piacere.
Non è possibile consentire a che un dio, e neanche un uomo, proceda da una ginnastica coronata da un grugnito. È strano che alla fine d'un periodo di tempo così lungo, l'«evoluzione» non sia riuscita a mettere a punto un'altra formula. Del resto, perché avrebbe dovuto darsi da fare, se quella in corso funziona pienamente e conviene a tutti? Intendiamoci: la vita di per sé non è in causa; è misteriosa e spossante quanto basta, mentre non lo è l'esercizio in questione, di una facilità inammissibile, considerate le sue conseguenze. Quando, si sa ciò che dispensi a ciascuno di noi il destino, si resta sconcertati di fronte alla sproporzione fra un momento d'oblio e la somma portentosa di disgrazie che ne risultano. Più si fruga in questo soggetto, più si scopre che i soli ad aver capito qualcosa sono coloro che hanno optato per l'orgia o per l'ascesi, i debosciati o i castrati.
Dato che il procreare suppone un traviamento senza fine, è certo che se diventassimo sensati, indifferenti cioè alle sorti della specie, ne conserveremmo soltanto alcuni esemplari, come si tutela qualche campione di una specie animale in via di estinzione. Sia sbarrata la strada alla carne, si tenti di paralizzare la sua temibile spinta. Stiamo assistendo a una vera e propria epidemia di vita, a un brulicare di visi. Dove e come potremo restare ancora faccia a faccia con Dio?
Nessuno è soggetto, in continuazione all'assillo dell'orrore; ci capita di allontanarcene, di scordarlo quasi, soprattutto quando ci troviamo a contemplare qualche paesaggio da cui siano assenti i nostri simili. Non appena vi compaiono, l'assillo torna a insinuarsi nell'animo. E se si avesse una certa tendenza ad assolvere il creatore, a considerare questo mondo come accettabile e anzi soddisfacente, bisognerebbe sempre fare le proprie riserve sull'uomo, il punto nero della creazione.

da "il funesto demiurgo"

Devious Comments

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:iconildemiurgo:
visione tanto pessimista quanto interessante!
saresti così gentile da dirmi il nome dell'autore?
danke!
:iconcomputeretica:
Demiurgo: chi con le sue capacità creative e organizzative riesce a dar luogo ad una nuova realtà.

Cioran:
Qualsiasi giudizio su questa figura del Novecento deve tener conto che egli ha fatto dello scandalo uno stile di vita, dell'arte un'esplosione di sentimenti e della scrittura una valvola di sfogo prettamente personale.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

Il suo stile è caustico, diretto e profondamente emotivo, poiché egli scrive non per diffondere le proprie idee ad un pubblico, bensì per dissipare la propria sofferenza, derivante da un'insonnia costante che lo conduce sull'orlo del suicidio. Inaugura, quindi, un proprio filone, definibile di letteratura terapeutica, poiché grazie ad essa si salva dall'auto-uccisione.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

In Cioran pensiero e vita si sovrappongono spietatamente.
Le notti passate lottando con il letto hanno influito, come più volte riportato dallo scrittore stesso in quasi tutti i suoi libri, sullo sviluppo e sulla stesura delle opere stesse. Le notti insonni farcite di letture e di taccuini riempiti forsennatamente hanno costruito e forgiato il pensiero attraverso la noia, eterna compagna, e la lucidità esasperata da una solitudine che forza proprio nelle ore notturne all'autoanalisi.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

Un’autoanalisi condotta senza risparmiare colpi, mirata a scrutare nei propri abissi e di conseguenza in quelli dell’umanità stessa.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

Crudele perché di fronte ad esso ogni fenomeno mondano sfocia nel fallimento, speranzoso perché niente è più istruttivo, in filosofia, del fallimento stesso.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

Nessun sistema, nessuna regola, nessun formalismo o accademismo, semmai disprezzo per essi: in fondo un altro sistema, ma di cui Cioran stesso prende atto e si fa forte; non si arroga il diritto di dispiegare come un fazzoletto l’universo stesso, solo mostra il muco incrostato tra le sue pieghe:la sua vita. La mostra, non la spiega, ci mette davanti ad uno specchio facendo ciò che nessun filosofo o quasi ha mai fatto, ci parla di sé stesso non dell'umanità, delle sensazioni non delle idee, del nauseante concreto, non dell’asettico astratto.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

Questa sorta di viaggio iniziatico intrapreso da Cioran non porta a nulla, è un fallimento, come deve essere perché non c’è altra possibilità: si può solo fallire; qui sta tutta l’improbabilità dell’esistenza che nonostante questo destino continua criminalmente a perpetuarsi e del resto, come egli tiene a sottolineare «lo spermatozoo è il bandito allo stato puro.» (dal libro di Cioran "Sillogismi dell'amarezza")

Dilaniato da contraddizioni insanabili

"Un ammasso di sottoprodotti. D’altro canto gli uomini non cercano più il senso della vita partendo dalle loro esperienze, ma muovendo dai dati della storia o di qualche religione. Se in me non c’è niente che mi spinga a parlare del dolore o del nulla, perché perdere tempo a studiare il buddhismo? Bisogna cercare tutto in se stessi, e se non si trova ciò che si cerca, ebbene, si deve lasciar perdere. Quello che mi interessa è la mia vita. Per quanti libri sfogli, non trovo niente di diretto, di assoluto, di insostituibile. Dappertutto è il solito vaniloquio filosofico." (Da Quaderni 1957-1972, di Cioran)

Dilaniato da contraddizioni insanabili

Cioran ha dichiarato di aver avuto un infanzia molto felice fino al trasferimento alle scuole medie di Sibiu “È stata la fine Del mio sogno, il crollo del mio mondo.”
Già nell’adolescenza è colpito da una grave crisi di insonnia cui darà la responsabilità di tutto ciò di cui è divenuto, risultato di un’esistenza casuale, priva di senso, permeata dall’amarezza e che solo l’idea di suicidio può rendere dignitosa, in quanto unico atto veramente libero, frutto del libero arbitrio.

Dilaniato da contraddizioni insanabili

"Il male, al contrario del bene, ha il duplice privilegio di essere affascinante e contagioso."

Frutto del libero arbitrio
Dilaniato da contraddizioni insanabili

"L'unico modo di conservare la propria solitudine è di offendere tutti; prima di tutti coloro che si ama."

Frutto del libero arbitrio
Dilaniato da contraddizioni insanabili

"Quando si sa che ogni problema è un falso problema si è pericolosamente vicini alla salvezza."

Frutto del libero arbitrio
Dilaniato da contraddizioni insanabili

"La conversazione è feconda soltanto fra spiriti dediti a consolidare le loro perplessità."

Frutto del libero arbitrio
Dilaniato da contraddizioni insanabili

Demiurgo: chi con le sue capacità creative e organizzative riesce a dar luogo ad una nuova realtà.
:iconfastidi:
mbeh??
bella la citazione, ne avevo già fatta io una...sn contento ti piacia cioran.
ma te cosa sei?
un uomo una donna ...cosa?
:iconcomputeretica:
...un po' mi spiace che tu abbia visto in questo solo una citazione...ps cioran non mi piace...preferisco Mircea Eliade...
:iconcomputeretica:
...e poi che importanza ha se sono uomo o donna?...
:iconfastidi:
a me piace, e mircea ecc ecc non so chi sia
:iconcomputeretica:
...mircea eliade era amico di cioran...solo che ha fatto scelte e ragionamenti diversi con risultati diversi...tutto qua...

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